Da RSS a pitch pronti

Feed RSS ed email istituzionali diventano pitch con fonte, angolo e bozza. Cosa vede la redazione quando il filtro sulle fonti porta le proposte nella coda del direttore.

In breve: a una redazione locale le fonti non mancano — manca il filtro. Feed RSS ed email istituzionali diventano pitch con fonte, angolo e bozza, e finiscono nella coda del direttore, pronti per essere valutati. L’agente editoriale conosce la testata e propone; la decisione finale — approvare, modificare, scartare — resta al giornalista.

Il rumore del mattino

Sono le otto in una redazione di provincia. Tre finestre del browser aperte: il feed RSS del Comune, quello della società di trasporti locale, il sito della regione. Nella casella di posta cinque email di uffici stampa, due di un’agenzia di comunicazione che segue il territorio. In un’altra scheda l’homepage del concorrente — per controllare cosa esce stamattina. Sopra, una serie di avvisi del browser che segnalano aggiornamenti su siti istituzionali: Provincia, ASL, Camera di Commercio.

Le fonti non mancano. Il problema è un altro.

Aprire, leggere, capire se la notizia c’è, scartare nove volte su dieci, salvare un appunto per dopo, riprendere l’appunto domani. È questa la mattinata di chi si occupa di cronaca locale. Il lavoro che, fatto a mano, non sta nelle ore di una persona. La moltiplicazione delle fonti è andata avanti per vent’anni; il modo in cui una redazione le gestisce è rimasto fermo a una casella e a un quaderno.

Cos’è un pitch

Un pitch è una proposta di articolo: la fonte che l’ha fatta emergere, l’angolo scelto per raccontarla, una bozza iniziale. Tre informazioni, tutte e tre necessarie. Una notizia isolata è solo un titolo. Una notizia con la fonte è verificabile. Una notizia con la fonte e l’angolo è una decisione editoriale già mezza presa.

Quello che arriva da feed RSS e da email è materiale grezzo — il comunicato, l’ordinanza, la delibera, l’aggiornamento di un bando. Trasformare quel materiale in qualcosa che la redazione può valutare — bocciare, modificare, accettare — è il lavoro che il filtro deve fare.

Il loop: feed RSS ed email istituzionali

Inkstack tiene d’occhio due tipi di fonti, e solo questi per ora: i feed RSS delle testate, dei Comuni, delle ASL, delle aziende di servizio pubblico; le email istituzionali che arrivano nelle caselle redazionali. Il loop lavora in continuo, legge i nuovi elementi, li confronta con la linea editoriale della testata — quella che l’agente editoriale ha imparato dal sito il primo giorno — e decide se il materiale è un candidato a diventare una notizia.

Quando lo è, il loop non pubblica. Abbozza.

Produce un pitch: la fonte da cui è arrivato, l’angolo che la testata privilegerebbe, una bozza iniziale con l’etichetta del contributo AI — assistito quando la traccia umana è ancora da scrivere sopra. Il pitch finisce in una coda: quella che la redazione consulta la mattina, ognuno alla sua ora, prima di cominciare la giornata.

Cosa vede la redazione

La coda delle proposte è una lista breve — dieci, quindici pitch in una mattina normale, di più nei giorni in cui sul territorio succede qualcosa. Ogni pitch ha tre azioni possibili: approvarlo e passarlo al publish gate per la pubblicazione, prendere la bozza come base e rimetterlo in coda, scartarlo con un motivo. Il direttore vede in un colpo d’occhio cosa è arrivato, da dove, quanto lavoro di revisione richiede.

Ogni pitch porta la sua etichetta AI, e la porta indipendentemente da quel che ne sarà. Il sistema non chiede se l’articolo finale è stato assistito dall’AI — lo dichiara lui, in automatico, alla firma. Il publish gate è il varco obbligato: niente esce senza etichetta, niente esce senza l’indicazione del contributo che ha avuto. Inkstack — progettato per la conformità ODG 2025 e AI Act.

La mattinata in cui il direttore non deve più passare un’ora a leggere feed e email per sapere cosa c’è, è arrivata: basta guardare la coda. Una coda che si legge in pochi minuti, con le proposte già divise per rubrica, già pesate dalla linea editoriale della testata.

Quanto fa da solo?

Il loop propone, la redazione decide. C’è una soglia oltre la quale la scelta è già scritta: il meteo, le piccole notizie di servizio, gli aggiornamenti di un bando. In quelle rubriche la proposta arriva già pronta per la pubblicazione, etichettata e pronta per il varco — perché il rischio editoriale è basso e la firma AI è già nota al lettore.

Nella cronaca giudiziaria, nella politica locale, nelle inchieste, niente esce senza passare per la coda. È una scelta per rubrica, non per testata: ogni rubrica ha il suo livello di autonomia, decidibile e ricalibrabile nel tempo. Lo strumento che regola questo livello — l’autonomy dial — ha un articolo suo, ed è lì che lo racconta nel dettaglio. Qui basta la regola: di default Inkstack propone, la redazione dispone.

Il beneficio, in redazione

Le fonti non mancavano. Mancava il filtro. Trasformare il rumore in proposte valutabili è la differenza tra una redazione che reagisce alla casella e una che la consulta.

Le notizie ti vengono incontro. Decidere resta un mestiere.

Inkstack non fa giornalismo al posto della redazione. Toglie il lavoro meccanico dell’apertura, della lettura, della scrematura, e lascia alla redazione la parte che un lettore riconosce come giornalismo: scegliere cosa merita rilievo, verificare la fonte, dare angolo e tono, firmare il pezzo. Per chi sta in redazione, il beneficio è diretto: la mattinata torna a essere un’ora di lavoro editoriale, non un’ora di triage.